La Balagne. Dove il mare tocca le montagne Print
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Sono rimasti pochi luoghi nel mondo occidentale in cui la modernità stenta a farsi largo: spesso anche negli angoli di paradiso o in mezzo a panorami mozzafiato il nostro sguardo cade inevitabilmente sul grande hotel cinque stelle, oppure su viadotti ed elettrodotti. Questo per fortuna non accade nella Balagne, una piccola regione nel nord della Corsica. Vuoi per la particolare orografia del territorio, dove i monti cadono a picco sul mare, vuoi per la natura dei sui abitanti originari, montanari doc con l’avversione contro ogni invasore, questo lembo di terra ha mantenuto intatto tutto quanto di bello possa esserci in  un’isola del Mediterraneo.


Se si escludono i principali centri abitati, come Calvi e l’Ile Rousse, peraltro costruiti con un’edilizia perfettamente integrata con il paesaggio ed ancora carichi di testimonianze di epoche passate, il resto della regione è formato da lunghissimi tratti di costa selvaggia con calette che fanno invidia ai mari tropicali, e da piccoli paesi arroccati su speroni rocciosi tanto ripidi che a volte ci si chiede come facciano le case a stare in piedi. A sud di tutto questo fa da sfondo una ripidissima catena montuosa con cime che superano i duemila metri e che sembrano creare un insormontabile confine naturale. Non c’è da stupirsi quindi, guardando la mappa stradale della Michelin, che praticamente ogni strada sia indicata come panoramica.


La Balagne assomiglia alla tavolozza di un pittore, dove accanto ad ogni colore principale c’è un lieve ma importante cambiamento di tonalità dello stesso. Capita così di guardare il mare durante le prime ore della mattina ed imbattersi in chiazze di un celeste quasi carta zucchero che si insinuano in mezzo al blu cobalto dei fondali più profondi. Oppure di guardare la macchia mediterranea, magari correndo nei sentieri di terra rossa lungo la costa, ed osservare una varietà infinita di verdi chiari e scuri, intervallati dall’intenso rosso delle foglie degli amici del sole e dal marrone scuro degli arbusti secchi. Poi volgi lo sguardo verso le montagne, meglio poco prima del tramonto, e ti sembra di guardare una fotografia ritoccata al computer dove hanno sostituito un cielo troppo nuvoloso con uno sfondo azzurro tutto della medesima tonalità tanto da sembrare finto. Ecco, è proprio questo l’effetto che fanno: le cime sono talmente elevate che si interrompono dove il cielo è più azzurro, ed il contrasto è così netto da sembrare irreale.


Se la terra è riuscita a difendersi dall’uomo, creando in milioni di anni i suoi confini naturali, per contro l’uomo ha sfruttato altri elementi per vincere la battaglia: l’aria e l’acqua. Non molto trafficato ma comunque fastidioso è l’aeroporto di Calvi, con il rumore dei jet che durante decolli ed atterraggi copre tutto il resto. Non da meno il rumore prodotto dai vari natanti, tra i quali l’oscar va sicuramente alle moto d’acqua, così piccole e così fastidiose, come tante mosche che zigzagano in mezzo al mare. Ma con un po’ di fortuna si riescono a trovare dei momenti di silenzio e si può ascoltare la melodia delle onde che si infrangono contro le scogliere di granito rosso oppure, se ci si sposta nell’interno, rimanere colpiti dal fischio del falco che volteggia in cielo, sempre pronto a tuffarsi per ghermire la sua preda.


La Balagne non è una terra semplice: qui non esistono mezze misure. Basta lasciare una qualsiasi delle paradisiache spiagge e spostarsi di pochi chilometri verso l’interno per ritrovarsi già in un panorama da alta montagna. Le strade si fanno strettissime, a fatica due auto riescono a scambiarsi. Gli strapiombi sono da vertigini, così come i punti panoramici: ad ogni svolta di un costone roccioso il paesaggio si apre a nuove vedute fino a pochi secondi prima rimaste coperte dai fianchi della montagna.


L’anima degli abitanti corsi di questa regione è fiera, e lo si capisce da molti fattori. Primo fra tutti la posizione di ogni paese, arroccato sui fianchi ripide delle montagne, oppure edificato nel punto più alto di uno scosceso sperone roccioso, luoghi difficilmente attaccabili ma anche faticosamente vivibili. La pendenza elevata e l’inaccessibilità ha sempre facilitato, nel corso dei secoli, la difesa delle roccaforti; per contro, obbligava a vere e proprie “conquiste” agricole, delle quali sono testimoni ancora oggi gli infiniti muretti a secco, creati dal dissodamento di chissà quanti milioni di pietre granitiche dai fianchi delle montagne.


In alcuni dei piccoli paesi dell’interno della Balagne il tempo sembra essersi fermato. E non si parla solo dell’architettura, ma anche di usi e costumi quotidiani. E’ facile imbattersi in piazze principali del centro abitato ancora coperte di terra battuta. Già qui potrebbe sembrare strano, abituati come siamo all’asfalto o, al massimo, a selciati. E non è raro, in queste polverose piazze color ocra, trovare gli anziani del paese che, dopo aver disegnato in terra una linea con un dito, lanciano la propria boccia in mezzo al nulla e cominciano così una nuova partita al gioco più antico che ci sia!


Mare e montagna, nella Balagne, sono così vicini eppure sembrano assai lontani. Dalla spiaggia ti volti verso la montagna e vedi, in cima a un cucuzzolo, un paesino che sembra incantevole. Decidi di montare in macchina e raggiungerlo, tanto in linea d’aria sarà li a cinque chilometri: quanto ci vorrà a raggiungerlo, dieci minuti al massimo, no? E invece ti ritrovi che hai fatto minimo venti chilometri, mezz’ora di viaggio e ancora non sei arrivato! Poi arrivi, parcheggi, trovi il belvedere che domina la valle e vedi il mare li, sotto di te, ti sembra di toccarlo. Eppure ti trovi in un paesino di montagna, con le strade fatte con i ciottoli di fiume, ed i tetti spioventi. E capisci che questa regione non ha vie di mezzo: o sei al mare o sei in montagna, niente pianura, niente campagna, niente collina.

 

 

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